Indicazioni creno e idrochinesiterapiche in medicina aereospaziale

Un settore in cui la terapia con acque termali si sta diffondendo efficacemente, specie per quanto concerne l’utilizzazione delle cure inalatorie, delle insufflazioni tubariche e della idroterapia in generale, è costituito dall’ambiente militare che, per la propria particolare organizzazione disciplinare e gerarchica, può essere opportunamente indirizzato e regolamentato, con possibili benefici effetti trainanti anche verso altri ambienti sociali e lavorativi e quindi con evidenti vantaggi per l’intera società. In linea generale infatti, come in altri campi operativi ed applicativi della medicina in generale e della medicina del lavoro in particolare ,sono negli ultimi tempi diventati sempre più stretti e proficui i rapporti tra termalismo e medicina militare, intesa quest’ultima come attività sanitaria plurispecialistica non solo di selezione del personale ma di costante mantenimento in buono stato di salute della collettività militari; e merita quindi di diffondersi sempre più nell’ambiente delle forze armate e dei Corpi Armati dello Stato il termalismo cosidetto "sociale", che ha acquisito ormai una notevole rilevanza in campo medico-militare non solo in senso terapeutico ma anche riabilitativo e se possibile financo preventivo. Tutto ciò vale con speciale riferimento e va visto in particolare prospettiva per quanto concerne il personale aeronavigante; l’idro-balneoterapia termale potrà altresì in futuro, molto verosimilmente, interessare ai fini preventivi addestrativi anche gli equipaggi dei futuri voli spaziali che, com’è noto sono di prevalente estrazione militare aereonautica.

 

TERAPIA INALATORIA TERMALE IN MEDICINA AEREONAUTICA

Per quanto riguarda le indicazioni principali delle cure inalatorie termali, va qui ricordata la relativa frequenza – tra il personale militare in genere – delle malattie dell’apparato respiratorio e O.R.L. (soprattutto affezioni flogistiche delle vie aeree, comprese le otorinosinusopatie), le quali purtroppo tendono sovente, attraverso la ripetizione ed il recidivare di episodi acuti o subacuti, alla cronicizzazione: è ovviamente attribuibile alla frequente e reiterata esposizione di detto personale a sfavorevoli e spesso disagiate condizioni lavorative ed ambientali (lavoro all’aperto, intemperie, etc.)e, per il personale aereonavigante in particolare, alle ripetute variazioni termiche e bariche cui sono continuamente sottoposti gli equipaggi di volo in genere durante l’espletamento della loro normale quotidiana attività operativa. Perciò proprio in campo aviatorio, di particolare utilità possono risultare le cure inalatorie e, più specificatamente ancora, le insufflazioni tubariche anche con l’eventuale utilizzazione di acque termali (soprattutto sulfuree) per curare le forme catarrali tubariche croniche o subcroniche e, in special modo, per prevenire le recidive di affezioni barotraumatiche oto-rino-sinusali, cioè le cosidette "aereotiti"(figura n° 1) ed "aerosinusiti" che, quali vere e proprie malattie professionali specie in soggetti affetti da flogosi rinofaringotonsillari e/o da catarro tubarico mono o bilaterale sono favorite, in caso di rapide variazioni di quota, dalla mancata rapida compensazione delle variazioni di pressione sulle due facce, interna ed esterna, delle membrane timpaniche (aereotite), oppure dal mancato o insufficiente mantenimento di un adeguato equilibrio di pressione fra l’esterno e l’interno delle cavità sinusali paranasali nelle rapide ascese e discese (aerosinusite). Di qui l’utilità e l’efficacia non solo terapeutica ma anche preventiva di cure inalatorie che siano in grado di rimuovere la flogosi delle mucose rino-faringo-sinusali, e delle insufflazioni tubariche che contribuiscano a disostruire e rendere completamente pervie le tube di Eustachio in caso di persistente catarro tubarico. Per quanto riguarda poi in particolare anche la funzione uditiva nella sua componente trasmissiva, è noto che le affezioni del naso, dei sensi paranasali e della faringe si propagano facilmente all’orecchio nedio provocando una diminuzione dell’udito di tipo trasmissivo. Le insufflazioni endotubariche, eseguite mediante semplicissimo cateterismo tubarico, si basano sullo stesso principio dell’humage (gas sulfureo, H2S, liberato dal gorgogliamento di aria nell’acqua termale). Anche con l’uso di acqua termale lo scopo, a maggior ragione, è quello di ripristinare la pervietà della tuba ostruita da siero, muco o altro e di ripristinare parimenti la pressione nell’orecchio medio, che deve essere in equilibrio con la pressione esterna e quella della faringe. In tal modo la trasmissione delle onde sonore ,impedita dalla occlusione delle tube stesse, ritorna normale e scompare o quanto meno si attenua sensibilmente la cosidetta ipoacusia trasmissiva. L’isufflazione è di solito preceduta dalla inalazione caldo-umida e seguita da aereosol e nebulizzazioni, sempre con acqua termale preferibilmente solfurea. Può essere utile inoltre la doccia micronizzata, utilizzando la quale l’acqua termale mediante un particolare diffusore viene scomposta in minutissime goccioline (di circa 20 micron di diametro) che consentono la pulizia delle cavità nasali, utilissima in caso di riniti e sinusiti per prevenire la diffusione del processo flogistico a partenza rinogena ed altre mucose circostanti, quali per esempio quelle tubariche.

 

IDROTERAPIA TERMALE

Oltre alle cure inalatorie ed insufflatorie, utili per le affezioni respiratorie ed otorinosinusali, vi è presso alcune Stazioni Termali Italiane (quale per esempio quella di Sirmione con l’uso di acqua termale sulfurea9 un’altra utilissima possibilità terapeutica e riabilitativa, costituita dall’impiego di idromassaggi in piscina termale, una sorta di una vera e propria idrochinesiterapia, oppure in apposite vasche per idromassaggi. E’ noto da tempo che i successi della idrochinesiterapia attiva e passiva sono dovuti al fatto che la pressione idrostatica ed il calore facilitano i movimenti sia attivi che passivi di un corpo immerso in acqua. D’altra parte, l’azione dell’idromassaggio subacqueo sulle terminazioni nervose, sui tessuti cutanei, sottocutanei, muscolari e tendinei completa la sensazione di rilassamento e di benessere che il soggetto avverte subito in piscina. Allo stato attuale le più comuni indicazioni sono già numerose; tutte le forme artroreumatiche, esiti di traumi e fratture, artrite reumatoide in fase di quiescienza, sindromi post flebitiche, linfo-edemi, cellulite, osteoporosi, deficit motori, blocchi articolari ( in questi ultimi casi con l’intervento diretto del fisioterapista in acqua). Nelle piscine termali in genere l’acqua termale immersa fluisce a scorrimento continuo; la temperatura è mantenuta a 34° C, in ambienta deumidificato a 24°C. L’idromassaggio in vasca individuale ha le stesse indicazioni di quello in piscina: il getto d’acqua è regolato e diretto dall’operatore sulle parti interessate, alla temperatura di 36-37°C. Dal punto di vista fisiologico l’immersione in una vasca per l’idromassaggio equivale ad una nuotata in piscina, giacchè in entrambi i casi tutta la muscolatura viene impegnata, sia pur passivamente; inoltre il corpo immerso, non avendo peso per il principio di Archimede, viene sostenuto dall’acqua in modo che la sua massa non venga a gravare sullo scheletro e sulle articolazioni; e così il cuore e tutto l’apparato cardiovascolare lavorano meglio e con minor dispendio energetico, anche perché in immersione v’è l’immediata abolizione dei gradienti di pressione idrostatica ematica nei vari distretti corporei, unitamente alla ridistribuzione e centralizzazione del volume di sangue con ipervolemia toraco-cefalica per la rapida dislocazione di circa due litri di sangue e di liquidi tissutali dagli arti inferiori e dall’addome verso il torace ed il capo. Quindi tra gli effetti benefici dell’immersione in vasca e della pratica dell’idromassaggio subaqueo vi è una migliore e più uniforme circolazione del sangue nei distretti corporei periferici anche in virtù dell’utilissima ginnastica vascolare indotta direttamente dall’idromassaggio e vi è altresì una tonificazione in profondità dei tessuti, insieme ad un efficace stimolazione del ricambio cellulare. Inoltre il mantenimento della temperatura dell’acqua intorno ai 35-36°C favorisce una sensazione di gradevole relax a livello psicofisico. Per ottenere risultati positivi occorre ovviamente rispettare però alcune regole precise: la temperatura dell’acqua non deve mai superare i 35-36°C,, dal momento che il bagno eccessivamente caldo è sconsigliabile, specie per le persone anziane e per i soggetti affetti da disturbi cardiovascolari; al contrario l’idroterapia fredda è sconsigliata, oltre che agli anziani, ai soggetti ipertesi ed aterosclerotici. Con queste accortezze l’idromassaggio, come si è già accennato, può riuscire particolarmente utile a chi soffre di malattie artroreumatiche: il massaggio ed il tepore dell’acqua, specie se addizionata di ozono, favoriscono la decontrazione ed il rilassamento delle masse muscolari irrigidite antalgicamente, alleviando i dolori collegati a processi artrosici e fibrosici. Anche per gli anziani, che a causa della ridotta attività motoria vanno incontro a riduzione del tono ed ipotrofia diffusa delle masse muscolari, gli idromassaggi subacquei possono pervenire l’insorgenza di tale inconveniente grazie all’azione tonificante esercitata su tutta la muscolatura corporea. Lo stesso dicasi per i pazienti lungodegenti i quali, i quali a causa della prolungata immobilità a letto, vanno soggetti ad ipotonotrafia muscolare diffusa. Orbene, la conoscenza approfondita delle modificazioni funzionali che nell’organismo umano durante l’immersione in acqua si verificano nell’equilibrio emodinamico circolatorio ed idroelettrolitico nonché a livello ormonale, metabolico e muscolare si rende oggi più che mai opportuna e necessaria al fine di utilizzare nel miglior modo possibile gli effetti benefici di questa pratica per scopi solo sportivi e ludici ma anche igienici, terapeutici, e preventivi. In particolare di tale metodica di balneazione corporea totale (esclusa ovviamente la testa), possibilmente in adeguata acqua termale, sembra peraltro opportuno, a parer nostro, evidenziare sempre meglio e, se del caso, valorizzare idoneamente le indicazioni in terapia riabilitativa, in gerontologia, in traumatologia e medicina sportiva ed anche nella terapia di varie affezioni fra cui quella del sistema venoso, senza trascurare ovviamente nel contempo gli eventuali o possibili effetti collaterali potenzialmente dannosi per l’organismo (quali per es. quelli connessi alla temperatura eccessivamente calda o fredda dell’acqua di immersione, cui si è già accennato dianzi a proposito delle persone anziane.

 

POSSIBILI INDICAZIONI DELL’IDROCHINESITERAPIA (ANCHE TERMALE) IN MEDICINA SPAZIALE

Particolarmente interessante appare, dal punto di vista clinico in flebologia, l’opportunità di indagare ulteriormente sull’impiego sulla suddescritta metodica (indiretta applicazione pratica anche dei risultati degli studi e delle indagini sperimentali di medicina spaziale) ai fini del trattamento e, perché no, dell’eventuale prevenzione dell’insufficienza in atto o latente del circolo venoso periferico, comunque indotta e prodotta. Nello specifico campo medico-spaziale operativo, ad es., l’utilizzazione della idroterapia (magari anche con opportuna acqua termale) sotto forma di idromassaggio subacqeo diffuso con getti sparsi su tutta la superficie corporea immersa in vasca (testa esclusa), oppure mediante trattamenti in vasche attrezzate con percorsi di getti idrici subacquei opportunamente posizionati in appositi tragitti, può esercitare una proficua ginnastica vascolare sui vasi sanguigni superficiali e contemporaneamente una efficace azione stimolante sul tonotrofismo muscolare degli astronauti per favorire il loro rapido recupero psicofisico dopo missioni spaziali di lunga durata. Sono ben noti infatti, quali fenomeni tipici della prolungata esposizione ad ambiente microgravitario, l’ipotronofia muscolare diffusa e l’osteoporosi spaziale da mancato carico gravitario e ridotta attività fisica, nonché il decondizionamento cardiovascolare con centralizzazione del volume ematico a livello toraco cefalico e deplezione venosa degli arti inferiori e dell’addome a causa dell’immediata abolizione dei gradienti di professione idrostatica ematica nei vari distretti cororei dovuta all’assenza di gravità (proprio come si è già detto verificarsi sulla Terra durante l’immersione corporea totale in acqua!) (figura 2). Orbene appunto per pervenire tali fenomeni e mantenere il trofismo ed il tono muscolare gli astronauti durante le missioni spaziali dedicano buona parte del loro tempo libero da impegni operativi ad esercizi ginnici (con cyclette e veloergometro) muovendosi su piani inclinati fissati ad elastici in modo da simulare la gravità (fig.3). Per tali scopi vengono inoltre utilizzate apposite tute sottovuoto, denominate "Cibis", che riescono ad indurre un riafflusso ematico verso gli arti inferiori, proprio come avviene per effetto della gravità terrestre. Ma oltre a ciò la suaccennata ginnastica vascolare e la stimolazione del tonotrofismo muscolare mediante idrochinesiterapia con particolari e ben indirizzati massaggi idrici subacquei merita altresì di essere utilmente sperimentata non solo in fase di recupero dei cosmonauti dopo prolungati voli spaziali, ma anche in fase di addestramento preventivo dei candidati astronauti al fine di facilitarne l’adattamento cardiocircolatorio ed osteomuscolare agli effetti della microgravità dell’ambiente spaziale. Questa metodica è presumibile possa infine essere utile per la prevenzione dell’osteoporosi spaziale. Per analogia, su questa terra potrebbero avvantaggiarsene anche le donne che in menopausa vanno frequentemente soggette ad osteoporosi, così come sulla terra possono trarne beneficio, come si è detto, i pazienti lungodegenti che vanno incontro facilmente ad ipotonotrofia muscolare diffusa per la prolungata inattività e per la mancanza del loro fisiologico stimolo gravitazionale. In campo spaziale i suddescritti idromassaggi subacquei potrebbero poi essere proficuamente praticati anche durante gli esercizi di prolungato galleggiamento in immersione in grandi piscine, che già attualmente gli astronauti effettuano, soprattutto durante la preparazione e l’addestramento prima delle missioni spaziali nelle quali sia prevista una protratta attività extraveicolare al fine di assuefarsi a determinati movimenti che sarà necessario effettuare per particolari operazioni (ispezione esterne, riparazioni all’esterno del veicolo spaziale). CONCLUSIONI: Dopo quanto è stato fin qui detto, è auspicabile peraltro che i futuri sviluppi delle ricerche, già in corso, sulle variazioni dell’equilibrio emodinamico, circolatorio ed idroelettrico nonché del trofismo muscolare ed osseo in ambiente microgravitario spaziale e – parallelamente ed analogamente – in immersione acquea, siano in grado di apportare ulteriori validi contributi dottrinari e pratici non solo al perfezionamento e completamento delle indagini necessarie per prolungare sempre di più in avvenire la sopravvivenza dell’Uomo nello Spazio, ma anche – ed è ciò che più ci interessa da vicino presentemente – per migliorare oggi la qualità della vita umana su questo nostro vecchio pianeta Terra!

 

A cura del Dr. Gaetano Rotondo


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